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C.A.R.A. Italia - Un medico tra i migranti

L’articolo che pubblichiamo oggi racconta l’esperienza di un medico presso il CARA di Sant’Anna Capo Rizzuto in provincia di Crotone, centro di accoglienza per migranti gestito dalla Croce Rossa Italiana, tra lungaggini burocratiche e inefficienze.

Toccare con mano

Nella peculiarità di essere un medico che sta facendo una esperienza politica da Consigliere Regionale della Lombardia, rivendico la specificità di cercare il più possibile di toccare con le mie mani ciò di cui mi occupo nelle aule della politica. Sui temi della cooperazione, immigrazione e accoglienza, in questi quasi 5 anni di mandato, ho dato disponibilità a diverse organizzazioni che non trovavano un medico, a staccarmi dal consiglio regionale, per periodi non superiori ad 1 mese, ritenendo così di dare credibilità al mio mandato. Ho gestito un reparto di pediatria e neonatologia in Afghanistan, per 2 volte ho fatto il medico di bordo sulle navi di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo, ho lavorato in un reparto COVID e da una settimana sono il direttore medico di un grande CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) a Crotone, gestito dalla Croce Rossa, uno di quei luoghi dove vengono trasferiti i migranti subito dopo lo sbarco, o dopo un breve soggiorno nei centri Hotspot. Molte delle cose che qui riferisco, le avevo lette; ora le ho viste e toccate. Quindi le conosco.    

Il modulo C3 per la domanda di protezione internazionale

Dal punto di vista legale, sono due i momenti decisivi per i migranti, gestiti dall’ufficio immigrazione della questura. Il primo è l’identificazione allo sbarco: procedura che dura circa dieci minuti, in cui il migrante manifesta per la prima volta la sua volontà di richiedere (o meno) protezione internazionale, quasi sempre senza avere alcuna nozione legale di ciò che questo comporti o precluda. Il secondo è l’inizio della pratica per l’ottenimento del modulo C3, la cui procedura dura circa un’ora - viene fatto in un secondo momento presso l’ufficio immigrazione della questura nei CARA. Nel modulo (o modello) C3, il migrante conferma formalmente o smentisce la richiesta di protezione internazionale.
Una grave criticità sta nei tempi di consegna del modulo C3, che avviene dopo mesi dall’arrivo del migrante. Fino a quel momento egli non avrà nessun documento. Invece, una volta ottenuto il documento C3, il migrante entrerà in possesso di un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi  che si rinnoverà automaticamente fino alla convocazione presso la commissione territoriale, la quale deciderà se e come accogliere la domanda di protezione internazionale.

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Nei CARA i maggiorenni possono uscire di giorno per poi rientrare la sera. I tantissimi minori stranieri non accompagnati sono invece confinati dentro il CARA. Senza C3, quando si esce, se fermati dalle forze dell’ordine, si può essere trattenuti fino al momento in cui se ne accerti lo status. Decorsi 2 mesi dalla consegna del modulo C3 e contestuale permesso di soggiorno temporaneo è possibile per il migrante lavorare. La lentezza nella produzione della documentazione C3 alimenta l’illegalità, il mercato nero e il caporalato, essendo un’urgenza indifferibile per il migrante iniziare il prima possibile a ripagare il debito contratto per le ingentissime spese di viaggio nonché per il sostentamento dei propri familiari rimasti nel paese di origine. Un sedicenne afghano mi ha candidamente raccontato che il viaggio per lui è costato 12.000 euro, percosse e sevizie incluse.
Da qualche settimana, secondo centro in Italia, al CARA di Crotone è presente il servizio EUAA (European Union Agency for Asylum) dell'Unione Europea, che si occupa del ricollocamento volontario. Alcuni Paesi, soprattutto Francia e Germania, accolgono volontariamente quote di migranti (soprattutto dell’Africa subsahariana), anche se il paese di ingresso è l’Italia. Sempre l’EUAA si occupa della implementazione del regolamento di Dublino per i ricongiungimenti familiari: se hai un parente regolare in un paese UE, puoi chiedere di raggiungerlo, anche se è l’Italia il paese di primo ingresso. Coloro che non richiedono status di rifugiato col modulo C3, intendono non soggiornare in Italia e scappano dal CARA quotidianamente, cercando di raggiungere il nord Europa.

2,5 euro al giorno

Quasi tutti i Paesi di provenienza sono considerati dalle commissioni territoriali degni di qualche tipo di protezione, ad eccezione dei cosiddetti “paesi sicuri” come ad esempio Marocco, Tunisia, Senegal, Ghana ed Egitto coi quali sussistono accordi bilaterali con l’Italia che permettono il rimpatrio. Per la procedura dell’ottenimento del modulo C3 è necessaria una marca da bollo da 16 euro e una fototessera che costa circa 5 euro (spese non previste dal capitolato di appalto per i centri di accoglienza) che in genere, secondo l’interpretazione normativa da parte delle prefetture, sono a carico del migrante e quindi da sottrarre ai 2,5 euro al giorno a loro dovuti. Sta ai singoli enti gestori dei CARA (come avviene a Crotone) contrattare con la prefettura la possibilità di utilizzare una voce del capitolato di spesa “varie ed eventuali” pari a 1,6 euro pro capite pro die per migrante.
Questi famigerati 2,5 euro quotidiani, cui gli ospiti hanno diritto, in moltissimi centri, a discrezione delle prefetture, non vengono consegnati in contanti, ma caricati su chiavette. Di conseguenza possono essere spesi solo in distributori di erogazione presenti nel campo. Non vi è quindi alcuna libertà da parte degli ospiti nell’accumulare le piccole somme di denaro o utilizzarle ad esempio per i loro spostamenti futuri, o nel caso di Crotone, per un biglietto di autobus, invece che camminare chilometri sulla statale jonica.

Fascicoli sanitari elettronici condivisi, ancora un’utopia

Nel CARA di Crotone, all’arrivo in struttura, tutti gli ospiti ricevono un codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) che permette l’accesso ad alcuni servizi del Servizio Sanitario Nazionale. Il tutto avviene con una procedura mail di invio e ricezione, grazie alla collaborazione della agenzia sanitaria locale. L’ente gestore ha prodotto un ottimo software socio-sanitario, IMMIGREER, il quale permette di caricare e visionare i dati anagrafici e le informazioni socio-sanitarie del migrante, con conseguente consegna della documentazione cartacea al migrante all’uscita dal CARA -  documentazione inviabile digitalmente agli altri centri dove l’ospite verrà trasferito. Qualora un hotspot/CARA non utilizzi simili strumenti, l’ospite arriverà al centro successivo senza alcuna informazione socio-sanitaria e gli operatori dovranno cominciare la raccolta dei dati anamnestici da zero. Adottare un software unico come Immigreer per tutti gli hotspot-CARA-CAS italiani sarebbe una facile rivoluzione culturale di efficienza.
Spesso gli ospiti provenienti da hotspot che quindi entrano a Crotone direttamente nel CARA non hanno con sé il kit di primo ingresso (comunque rimborsato all’hotspot di provenienza). Il responsabile del CARA è nelle condizioni di decidere se fornire un nuovo kit di ingresso, sapendo che non verrà rimborsato.

L’assistenza medico-sanitaria

Chi sbarca sulle nostre coste e viene accolto nei CARA presenta spesso le classiche malattie del viaggio, il viaggio in condizioni, usiamo un eufemismo, disagevoli: ustioni, problemi ortopedici (fratture, slogature - frequenti le slogature delle caviglie), scabbia, impetigine e varie infezioni della pelle. Negli adulti ci si trova anche a trattare patologie croniche, tra le quali il diabete di tipo 1 e 2. Molti sono poi i bambini con disabilità, alcuni presentano anche quadri sindromici rari, che i genitori affidano al mare nella speranza che in Europa possano essere guariti. Moltissime sono poi le donne incinte. La gravidanza non è certamente una malattia, ma si tratta di donne che necessitano di essere seguite per assicurare il loro benessere. Non manca infine il riscontro di cicatrici ed altri esiti di torture e di violenze. I disagi psicologici e psichiatrici, dovuti sia alle situazioni per le quali scappano sia per lo stress accumulato durante il viaggio, rappresentano un altro aspetto importante dell’assistenza che i migranti ospiti di un CARA necessitano.
A Crotone è stata costruita una consolidata collaborazione con il servizio vulnerabilità della agenzia sanitaria locale, per ottenimento di ricette rosse e nei casi di urgenza relativa si concordano prestazioni fuori dalla prenotazione CUP. Se anche questa procedura fosse informatizzata, il poco staff sanitario potrebbe lavorare in infermeria, invece che passare ora in coda.
Oltre al servizio di ambulatorio medico, è presente servizio astanteria con posti letto in infermeria per day hospital e degenza. C’è una farmacia interna, ben fornita. In caso di emergenza si contatta il sistema di emergenza 118 con invio in Pronto Soccorso. Il responsabile medico ha un telefono di servizio su cui riceve chiamate da personale del CARA ed è presente uno zaino di emergenza.
Lo schema di capitolato non prevede una copertura sanitaria h24, nemmeno infermieristica. Pertanto nelle ore in cui non è presente il personale sanitario dell’ente gestore eventuali situazioni anche di lieve entità che potrebbero essere gestite all’interno del CARA vanno rimandate al Servizio Sanitario territoriale, dicasi Pronto Soccorso.
Gli aspetti organizzativi positivi che ho riscontrato sono dovuti alla buona volontà dei singoli enti gestori, non specificati nei bandi di assegnazione, senza controlli da parte della prefettura. Ciò crea la classica situazione a macchia di leopardo all’italiana, che ho già riscontrato nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) della Lombardia. Agli enti gestori che lavorano bene, non bastano i soldi previsti dai bandi. Chi invece lavora male lucra moltissimo. Il monitoraggio delle attività, compito delle prefetture, che quei bandi assegnano, è praticamente nullo: chi lavora bene non è premiato, chi lavora male, sulla pelle delle persone, non riceve sanzione alcuna.
 

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Il Dr. Usuelli in servizio al CARA di Crotone

Capitolati inadeguati, bandi mal scritti e assenza delle prefetture

Il CARA di Crotone può ospitare fino a 641 migranti e quindi rientra, secondo i capitolati di spesa del Ministero dell’Interno, tra i centri di accoglienza più grandi che esistono nel territorio italiano. Tutti i servizi e le dotazioni di organico sono previsti per quel numero di ospiti, mentre nei mesi estivi a causa di un’intensificazione degli sbarchi nelle coste territoriali sono stati raggiunti dei picchi fino a 1400 persone. I capitolati di spesa del Ministero per i centri accoglienza sono datati 2021 e hanno leggermente migliorato quelli del 2019. Ciò non di meno, le dotazioni previste permettono solo di tamponare l’emergenza, senza i presupposti per organizzare una decente prima accoglienza e relativa presa in carico delle persone migranti accolte.
Al netto poi delle ristrettezze di budget, l’ente gestore del campo, qui la Croce Rossa, ha responsabilità diretta solo di alcuni lotti: per esempio della gestione socio-sanitaria, ma non della manutenzione o pulizia delle stanze dove sono ospitati i migranti. Spesso i bandi di assegnazione dei vari servizi nei CARA, sono molto generici, favorendo vittorie al massimo ribasso (anche fino al 40% in meno). Tale genericità di bando, permette ai vincitori dell’appalto (dalle pulizie, alla manutenzione, ecc…) di poter sostenere che quel servizio, anche minimo, non rientri nel bando, a loro non compete, e quindi non sia dovuto.
Questi bandi non possono assomigliare ad esempio a quelli per una casa di riposo, essendo evidentemente totalmente diversi le loro tipologie di ospiti e i rispettivi loro comportamenti. Capitolati inadeguati, bandi mal scritti, e assenza di monitoraggio da parte delle prefetture, sono le ragioni principali della scadente qualità nell’erogazione di alcuni servizi e, come al solito, in Italia, gli enti gestori di buona volontà fanno i salti mortali per garantire un trattamento umano e non degradante agli ospiti, rischiando di andare in perdita nella loro gestione economica, mentre i vincitori di appalto menefreghisti, lucrano grosse somme di denaro sulla pelle dei migranti senza alcun premio per i virtuosi né sanzione per i peggiori. Infine, il grave e colpevole ritardo dei pagamenti dovuti agli enti gestori da parte della prefettura/ministero, fa sì che gli enti gestori volenterosi, che i soldi li anticipano e spendono davvero, decidano di rinunciare alla partecipazione ai bandi successivi, a tutto beneficio delle organizzazioni che risparmiando il più possibile, hanno tali margini di lucro da potersi permettere pagamenti anche molto differiti nel tempo. Ad esempio, il direttore volenteroso dell’ente gestore, potrebbe rinunciare per molti mesi al proprio stipendio, dando precedenza al pagamento dei fornitori per evitare che in inverno, i suoi ospiti girino per il campo in infradito.

MSNA - Minori Stranieri Non Accompagnati

A Crotone, tra il 25 e il 30% degli ospiti del CARA, sono minori stranieri non accompagnati (MSNA), soggetti quindi a cui sarebbe dovuta maggiore tutela, ma principali vittime dell’involuzione del sistema di accoglienza. I MSNA dovrebbero soggiornare al CARA non più di 48 ore. Pertanto non è previsto nessun servizio o assistenza a loro dedicata e la grave insufficienza dei posti di seconda accoglienza per i minori, fa sì che si vengano parcheggiati nei CARA anche per mesi senza la possibilità di uscire dal centro (a differenza degli adulti) e senza avere nulla da fare tutto il giorno, tranne la possibilità di frequentare per qualche ora la scuola di lingua italiana (servizio presente nel CARA rivolto agli adulti). Alcune questure considerano MSNA anche coloro che sono sbarcati con uno zio o un parente maggiorenne, ritenendo che la normativa non lo specifichi, aumentando il numero di MSNA e lacerando famiglie in cui ad esempio, un padre aveva affidato al fratello, il proprio figlio per il viaggio della speranza.
Il servizio di seconda accoglienza SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), abolito dal Ministro dell’interno Salvini e non più ripristinato, permetteva un accesso ai servizi di seconda accoglienza diffusi ai richiedenti asilo e comprendeva una serie di servizi volti all’integrazione e all’inserimento lavorativo come ad esempio la possibilità di attivare tirocini formativi per le persone migranti ospitate. L’unico servizio di seconda accoglienza attualmente in vigore è il SAI (Sistema di Accoglienza Integrata), a cui però possono accedere soltanto i titolari di protezione (quindi vi si accede dopo moltissimo tempo dall’ingresso in Italia). Pertanto il destino dei migranti è quello di restare nei centri di prima accoglienza alle condizioni che abbiamo descritto mediamente per un anno della loro vita in attesa della formalizzazione della richiesta protezione mediante modello C3 e successivamente della convocazione presso la commissione territoriale di competenza.
CARA e CAS rispondono agli stessi capitolati di spesa, per cui non vi è alcuna differenza nell’erogazione dei servizi. L’approccio nell’accoglienza dei richiedenti asilo fino all’ottenimento di una forma di protezione è di tipo emergenziale nonostante le elevate tempistiche necessarie all’espletamento delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale o altre forme di protezione.
Se i minori necessitano di prestazioni sanitarie fuori dal centro, devono stare con un accompagnatore per tutto il tempo di degenza. La cosa crea dispendio di risorse umane e complica l’organizzazione dei turni di lavoro con staff già ridotto all’osso.
 

ragazzo misura la glicemia al cara di crotone
Un minore diabetico riprende la terapia mostrandosi autonomo nella gestione della terapia e del monitoraggio glicemico

Le condizioni igieniche del CARA

A Crotone le strutture di ufficio e mensa che erogano servizi sono in condizioni sufficientemente buone e pulite. Gli spazi abitativi delle varie aree separate nel campo paiono terra di nessuno, male progettate, con servizi igienici in comune, sporchi, non arredati, a causa di bandi di gara approssimativi per quanto riguarda il lotto sulla manutenzione e l’igienizzazione degli ambienti, quali non prevedono diversi interventi manutentivi.
Molti moduli abitativi risultano inagibili (come ad esempio assenza di porte e finestre o di climatizzazione), motivo per cui la capienza è stata ridotta a 641 posti a fronte dei 1200 originari - tuttavia i moduli inagibili vengono talvolta utilizzati dagli ospiti e ne diventano oggetto di degrado. Tale dinamica immagino sia particolarmente grave nei mesi in cui il centro è sovraffollato (tipicamente in estate con presenze anche fino a 1400 ospiti contemporaneamente).
I prefabbricati che ho visto abitati sono arredati in maniera gravemente insufficiente (branda materasso, oppure solo materasso). I singoli moduli abitativi ove alloggiano le persone migranti non prevedono l’igienizzazione da parte della ditta aggiudicataria per tale servizio; l’igienizzazione viene svolta soltanto nei moduli agibili non abitati prima della loro occupazione, tuttavia il capitolato di spesa non prevede la consegna alle persone migranti ospitate di prodotti per l’igienizzazione ambientale che permetterebbero di provvedere in autonomia alla pulizia dei propri alloggi.

Senza educatori e mediatori culturali

Mancano del tutto gli educatori professionali ed i mediatori culturali sono pochissimi e per pochissime ore, un totale di 42 ore settimanali come previsto dall’allegato A “Tabella Dotazione Personale” dello schema di capitolato per i centri di accoglienza con capienza da 601 a 900 posti.
La mediazione linguistica è di fondamentale importanza per la presa in carico delle persone migranti accolte da parte dell’equipe multidisciplinare al fine di espletare le attività informative, ambulatoriali  nonché i colloqui individuali con le varie figure professionali tenendo conto della moltitudine di varietà linguistiche parlate dalle persone migranti accolte.
Ci sarebbe così tanto da migliorare per considerarci un Paese civile. Il rischio pare invece che nei prossimi 5 anni, assisteremo ad un ulteriore smantellamento dei servizi di accoglienza. Anche solo per questo motivo, ho ritenuto importante venire a Crotone e mettere nero su bianco ciò che ho vissuto. C’è tanto di buono e tanto da migliorare. Un ulteriore smantellamento dei servizi sarebbe una infamia inaccettabile, contro cui combattere.

Michele Usuelli medico specialista in Pediatria e Consigliere Regionale della Lombardia
 


Ai Colleghi che volessero approfondire l'argomento: giovedì 10 novembre alle 20.30 il Dr. Michele Usuelli racconterà la sua esperienza durante l'evento "C.A.R.A. Italia - Uno sguardo dentro il sistema di prima accoglienza migranti" organizzato a Milano in Via Moncalieri 5 presso "La casa di Alex".