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Dottore, ma come ti vesti?!

Le dichiarazioni del Presidente dell'Ordine dei Medici di Padova a proposito delle fotografie indecorose dei medici ci danno spunto per una riflessione più ampia sul decoro e sulla dignità della professione medica.

Le dichiarazioni di Crisarà

Nei giorni scorsi hanno fatto molto discutere le dichiarazioni del Dott. Domenico Maria Crisarà, classe 1961, attuale Presidente dell’Ordine dei Medici di Padova.

Leggi qui le dichiarazioni del Dott. Domenico Crisarà1

«Medici con barbe in disordine, in canottiera, con piercing troppo evidenti, non pettinati. Molti proponevano un'immagine poco decorosa e non in linea con l'etica medica, che prevede proprio da codice deontologico un habitus preciso. Allora ho lanciato una provocazione per dare un segnale preciso, dato che quelle foto finiscono nel tesserino. Ho fatto inserire all'interno della domanda indicazioni su come debbano vestirsi per la foto: giacca e cravatta consigliata. In definitiva chiedo che tutti gli iscritti all’Ordine dei Medici abbiano un aspetto pulito e rispettabile: un volto curato con capelli in ordine e pettinature consone, visto che si tratta di un documento ufficiale e molto importante. Del resto, anche per altri titoli identificativi si richiedono dei parametri e per il tesserino dell'Ordine deve valere il medesimo rispetto».

«In questa professione anche l'immagine è sostanza. La prima impressione che ha un paziente quando ci si presenta, è fondamentale. A maggior ragione in una società in cui l'immagine è così centrale. Del resto, il concetto di decoro professionale c'è anche nel giuramento di Ippocrate».

«Profili social pubblici in cui medici postano foto delle vacanze e compaiono in costume da bagno: anche questo è sbagliato. Un medico lo è sempre, anche quando non è in servizio. Tutto quello che fa, che dice o che posta, deve essere consono alla professione che rappresenta. Vedere un medico in abbigliamento non consono è poco decoroso e delude profondamente il potenziale paziente. Un altro problema sono i selfie in corsia: magari non ci si pensa, ma dietro una foto scattata in reparto ci sono molte implicazioni».

«Mi diranno che sono una persona fuori moda, ma io mi sento di procedere su questa finché sarò presidente».

Il caso nasce perché il Dott. Crisarà avrebbe deciso di non accettare le domande di iscrizione all’Ordine dei Medici di Padova accompagnate da fototessere indecorose. Nelle dichiarazioni riprese da diversi organi di stampa il Dott. Crisarà abbozza i canoni delle fototessere decorose per il tesserino medico e poi affronta la questione delle immagini diffuse dai medici sui propri account social, sia di quelle che riguardano la vita privata, sia di quelle scattate sul lavoro, ad esempio in reparto.
Le poche righe riportate dai giornali e commentate da centinaia di lettori, medici e non, attingono a piene mani da tematiche ampie e complesse quali la deontologia medica, l’etica contemporanea, la gestione della relazione medico-paziente, la comunicazione digitale attraverso i social media, il rapporto tra forma e sostanza.
La trattazione delle questioni sollevate, tuttavia, ve lo anticipiamo, ci è sembrata superficiale e a tratti svilente.

Sei sempre un medico, anche quando togli il camice

La prima questione su cui ci soffermiamo, centrale nel dibattito sui social, è quella legata all’ambito di applicazione dei dettami deontologici. Molti medici hanno commentato le parole del Dott. Crisarà precisando che quel che si fa fuori dal luogo di lavoro, non è affare dell’Ordine dei Medici, finché si rimane nei limiti imposti dalla legge. In realtà, non è così. Stando al Codice di Deontologia Medica, ogni medico deve improntare il proprio comportamento al fine di non ledere il decoro e la dignità della professione anche al di fuori dell’orario di lavoro. Questo dovere è indicato nel giuramento professionale (che è parte integrante del codice deontologico) e negli articoli 1, 15, 54 e 68 del codice stesso.
Anche la Corte di Cassazione, che si è trovata a gestire dispute legali tra Ordini e suoi iscritti, ha ribadito il concetto che la deontologia professionale medica va oltre il reparto o l’ambulatorio.
La Corte di Cassazione nella Sentenza Cassazione Civile n. 17418 del 19/08/2011 recita:

Con specifico riferimento alle professioni sanitarie, è stato poi evidenziato che il D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, art. 38 (“approvazione del regolamento per l’esecuzione del D.Lgs. 13 settembre 1946, n. 233, sulla ricostruzione degli ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse”) prevede che sono sottoposti a procedimento disciplinare i sanitari “che si rendano colpevoli di abusi e mancanze nell’esercizio della professione e, comunque, di fatti disdicevoli al decoro professionale”. In base a tale disposizione, dunque, possono integrare illecito disciplinare comportamenti tenuti dagli iscritti anche se nello svolgimento di attività diverse dall’esercizio della professione, quante volte il comportamento sia suscettibile di essere considerato di pregiudizio per il decoro della professione.
In sostanza, gli appartenenti a categorie professionali, al pari degli esercenti funzioni costituzionali, sono soggetti a sanzioni disciplinari sia per condotte c.d. funzionali, che per fatti extrafunzionali, sempre che le une e gli altri siano idonei a incidere sulla connotazione deontologica della categoria di riferimento (confr. Cass. civ. 31 maggio 2006, n. 13004; Cass. civ. 21 maggio 2004, n. 9704).

Questo principio è ripreso anche in una sentenza più recente (Sentenza Cassazione Civile n. 16421 del 30/07/2020).
Non c’è molto da aggiungere a questo: se sei medico, lo sei sempre, anche quando ti trovi al ristorante con gli amici o in vacanza col fidanzato. Anche in quelle occasioni, delle tue azioni rispondi ai Colleghi, se possono danneggiare la professione.

Decoro e dignità

Secondo elemento granitico della discussione: decoro e dignità della professione vanno tutelati. Ma cosa si intende per decoro e dignità della professione? Quali atti sono decorosi, quali non lo sono? Quali comportamenti aumentano o quali sottraggono dignità alla comunità medica?
 

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credit: Dott. David Adam, account Twitter @drdadam


Questo ambito è indubbiamente complesso. Il codice deontologico non vi si addentra, non dà definizioni, recita in tono vago e generale. Probabilmente a ragione. In modo quasi kantiano, il codice deontologico sembra affidare al singolo medico e alla comunità di medici di cui fa parte, l’autonomia e la responsabilità di decidere cosa sia decoroso e dignitoso. Percezioni etiche e morali soggettive, elementi oggettivi e senso comune, contesti sociali, culturali ed economici, esperienze e contingenze dovrebbero determinare, di volta in volta, di caso in caso, cosa sia più o meno decoroso e dignitoso per la professione medica. Non essendoci una definizione di decoro e dignità nel codice deontologico, è dunque la comunità medica che deve interrogarsi, quando si presenti la necessità, sul singolo caso, sul singolo avvenimento, con l’obiettivo secondo noi primario di stabilire in modo collegiale non solo cosa sia decoroso o dignitoso, ma cosa possa arrecare un danno concreto alla professione medica. Il concetto del danno arrecato alla professione è secondo noi più tangibile, un parametro che impegnandosi si può anche provare a misurare - elemento fondamentale per chi fa lo scienziato. La deontologia professionale, riconosciuta all’interno e all’esterno dell’ordine professionale, rafforza le competenze tecniche, dando autorità ai singoli professionisti. Chi danneggia l’autorità di tutti, il lavoro di tutti, offende il decoro e la dignità della professione, potremmo semplificare.

Il Dott. Crisarà affronta il tema del decoro e della dignità professionale parlando delle fotografie dei tesserini identificativi. Chiede che per la fototessera si indossino giacca e cravatta (anche per le donne? nelle dichiarazioni le donne non vengono menzionate. Lo dice nelle dichiarazioni, ma nei fatti sul modulo di iscrizione all’Ordine dei medici di Padova si parla solo di foto “decorosa”.
 

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Nella domanda di prima iscrizione all'Albo dei Medici Chirurghi scaricabile dal sito dell'Ordine dei Medici di Padova si chiedono foto che rispettino il decoro della professione

Dobbiamo quindi pensare che chi faccia una foto in maglietta, secondo Crisarà non decorosa, arrechi un danno alla professione? Quindi un danno agli altri colleghi e più o meno direttamente ai pazienti? Barba incolta, capelli in disordine, piercing, tatuaggi possono arrecare un danno? Quale danno e a chi? Si è medici meno capaci se non si è avuto il tempo o la voglia di andare dal parrucchiere?
La faccenda delle foto del tesserino dell’Ordine dei Medici ci sembra banalizzare il tema. Sui nuovi tesserini adottati dalla maggior parte degli Ordini provinciali le foto sono riquadri minuscoli di pochi pixel che a malapena consentono di distinguere il volto. Quella foto serve a identificare la persona, non ha altri scopi o funzioni. Come per altri documenti, ad esempio la carta d’identità, ci sono dei parametri perché sia valida, ossia permetta di identificare la persona. Ad esempio, non si possono indossare cappelli oppure occhiali, non perché non siano decorosi, ma perché impediscono l’identificazione del soggetto fotografato. I documenti emessi dall’Ordine dei Medici dovrebbero essere funzionali al riconoscimento. A pensarci bene, forse sarebbe più utile un’azione dei vari Ordini provinciali per rinnovare il tesserino dei tanti medici sulla cinquantina che conservano nel portafoglio un tesserino con una foto che li ritrae a 25 anni.
 

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La Dott.ssa Sarah Jane Gray, chirurgo ortopedico che vive ad Adelaide, in Australia, è considerata la dottoressa più tatuata al mondo.
credit: Dott.ssa Sarah Jane Gray, account Instagram @rosesarered_23

L’abito fa il medico?

Il medico in giacca e cravatta, che indossa camice bianco e pantalone perfettamente stirati, che ti accoglie in un ambulatorio dominato da mobili in legno pregiato e libri di medicina. Questa è l’immagine classica del medico richiamata dal Dott. Crisarà, una delle tante possibili dell’epoca moderna. Oggi esiste anche il medico in tuta gialla e bande riflettenti, berretto con visiera, zaino da montagna e scarpe antinfortunistiche pesanti e difficili da levare a fine turno. Aggiungiamo un’altra immagine? Il medico con tuta verde, mai della giusta misura, che si lega in vita con un laccio mal penzolante, ciabattoni in gomma lavati in autoclave e cuffia dai colori sgargianti. E ancora, al settimo piano dell’ospedale  troviamo medici col naso rosso da clown, camici colorati e stickers dei Gormiti nei taschini. Si potrebbe andare avanti ancora a descrivere le varie immagini di medico - e di medica ovviamente, accogliendo l'invito di Treccani ad usare termini più inclusivi - che oggi appartengono alla memoria collettiva della nostra società. Quale è quella giusta? Quale quella più consona al decoro e alla dignità della professione? Dove troviamo indicazioni sull’habitus del medico? Chi lo decide?

Stando ai commenti lasciati da medici e non medici sui social dopo le dichiarazioni del Dott. Crisarà, l’immagine giusta è quella del medico competente e scrupoloso. A pochi interessa che tu indossi jeans o un vestito elegante, che tu abbia la barba incolta o un viso “pulito”, che tu indossi ballerine o tacchi, che tu abbia un tatuaggio o ne abbia dieci. Alla maggior parte interessa la sostanza (l'argomento andrebbe certamente approfondito perchè i commenti sui social valgono quanto le chiacchiere da bar, ma abbiamo ritenuto che all'interno di questo nostro editoriale la citazione di questa tendenza potesse trovare un piccolo spazio).
A proposito di sostanza e apparenza, il Dott. Marco De Berardinis, membro del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici presieduto dal Dott. Crisarà, così scriveva sul Bollettino dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Padova di luglio 2022 “Pensiamo veramente che nella nostra Professione – e nella nostra vita – l’apparenza possa degnamente sostituire la sostanza? Crediamo sia questo il messaggio giusto da divulgare alle nuove generazioni di colleghi?”.

Le foto dei medici sui social

Conoscenze, competenze tecniche e metodologiche, rigore scientifico, capacità di dialogo e confronto, abilità comunicative, trasparenza ed onestà, sono alcune delle caratteristiche che compongono la sostanza del buon medico a nostro parere. Tuttavia, lo riconosciamo, il rapporto tra forma e sostanza nell’epoca moderna non può essere dicotomico, soprattutto perché l’immagine è il biglietto da visita con cui ci si presenta al paziente, paziente con cui si deve instaurare una relazione tra le più delicate, la relazione di cura, che è anche un rapporto di fiducia.
Nell’epoca in cui viviamo, dove la maggior parte di noi, medici compresi, ha attivo almeno un account social tramite il quale condivide immagini, video, opinioni personali, può aver senso interrogarsi sulle modalità di utilizzo di questi strumenti potentissimi di comunicazione senza ledere il decoro e la dignità della professione. Ma, lo ripetiamo ancora una volta,  non si deve banalizzare la questione. Le foto sui social dei medici in costume da bagno mentre sono in vacanza, dice il Dott. Crisarà, sono sbaglate e possono ledere il decoro della professione. Dobbiamo davvero pensare che oggi un paziente rimarrebbe deluso nel vedere il suo medico in costume da bagno al mare?

 

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credit: Dott. Erek Latzka, account Twitter @ErekLatzkaMD

 

La comunità medica oggi ritiene che postare foto delle vacanza, in costume, sia dannoso alla professione medica? Se sì, in che misura? Scattare selfie in reparto che impatto ha sul decoro e sulla dignità della professione? Quanti e quali sono gli elementi da considerare per definire un selfie in reparto indecoroso? Una Dottoressa perde dignità (e la fa perdere ai Colleghi) se posta sui social una foto che la ritrae con vestito succinto ad una festa? Un Dottore è indecoroso se posta sui social una foto che immortala un momento di tenerezza col suo compagno?
Quali sono i confini oltre i quali un medico, attraverso la pubblicazione di immagini sui social media, può ledere il decoro della professione? Il tema è importante. Basta fare una ricerca su PubMed per trovare decine di articoli sulla psicologia dell'abbigliamento in ambito medico e sull'uso dei social media da parte dei medici. Alcune ricerche hanno destato scalpore, come quella che due anni fa portò il Journal of Vascular Surgery a ritirare l’articolo Prevalence of unprofessional social media content among young vascular surgeons che definiva alcuni post dei medici, soprattutto delle donne medico, "potenzialmente non professionali". L'articolo citava in particolare foto che includevano "pose provocanti in bikini/costumi da bagno" e "possesso/consumo di alcol". L’articolo venne ritirato dopo che i medici, indignati, inondarono Twitter con foto di loro stessi in posa in bikini e con bevande alcoliche in mano. L'hashtag #Medbikini divenne virale in brevissimo tempo2.  
 

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credit: Dott.ssa Danielle Belardo, account Twitter @DBelardoMD


L’utilizzo dei social network da parte dei medici (e da parte di altri professionisti che rivestono un ruolo sociale all’interno delle comunità) è senz’altro materia che merita attenzione, studio e discussione, fin dalla scuola di Medicina in Università. Quanto visto e letto sui social durante gli ultimi due anni di pandemia dimostrano l’esigenza inconfutabile di fornire ai medici approcci comunicativi professionali e condivisi, smettendo di considerare la comunicazione col paziente e con la comunità un’attitudine personale non necessaria.
Soprattutto se si tiene conto del fatto che la deontologia medica non si lascia in ambulatorio insieme al camice e che i danni derivanti da un cattivo utilizzo dei social da parte di pochi (con molto seguito) possono essere enormi per tutti.

La scala delle priorità

Il Dott. Crisarà sembra deciso a combattere con ogni mezzo quel che lui ritiene lesivo del decoro e della dignità della professione medica, ovvero le fototessere che ritraggono neolaureati con barba incolta o spettinati e le foto dei medici in vacanza, che sulla spiaggia stanno in costume.
Noi, in tutta sincerità, ci auguriamo che le dichiarazioni rilasciate dal Dott. Crisarà abbiano solo un valore provocatorio per rivolgere l’attenzione sul tema rilevante della tutela del decoro e della dignità della professione medica in epoca moderna, anche attraverso i social media.
RIteniamo fondamentale porre interrogativi e discutere all’interno della comunità medica locale e internazionale, improponibile che qualcuno imponga la propria visione convinto di avere già le risposte in tasca. Attraverso il confronto e lo scambio di opinioni, forse si potrà arrivare a concludere che chi contribuisce alla circolazione di fake news leda il decoro più di chi non si fa la barba, che il medico non aderente ai principi della comunità scientifica sia più meritevole di attenzione di chi indossa il camice sopra una maglietta e un paio di jeans, che bisogna adoperarsi per individuare il medico disonesto che fa affari sguazzando nei conflitti d’interessi, non preoccuparsi del medico coperto di tatuaggi, che dobbiamo combattere la cultura maschilista che spesso ostacola l’accesso a ruoli di leadership da parte delle donne medico molto più rispetto alle foto in costume da bagno scattate in spiaggia.
 

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credit: Dott.ssa Sarah Jane Gray, account Instagram @rosesarered_23

 

Note:
1 - Le dichiarazioni riportate sono state inviate ad esanum dall'ufficio stampa dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Padova.
2 - Per approfondire l'argomento #Medbikini ti invitiamo a leggere l'articolo What You Need to Know About the Infamous #MedBikini Study di Caitlin Laughney.